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Un cerchio dopo l’altro – IV anno

La donna nelle religioni tra evoluzione e stasi

 

Jacques Derrida: La religione è una questione inquieta ma è la questione delle questioni”

 

 

     A partire da questa riflessione del filosofo francese  ha preso corpo l’annuale incontro “Un cerchio dopo l’altro”,  giornata di riflessione e testimonianze  sulla condizione femminile.

   Siamo nel pieno di una trasformazione sociale e culturale e le religioni sono pienamente coinvolte nei processi di globalizzazione perché esse non sono soltanto un fenomeno sociale, ma, avendo una base antropologica, rappresentano una parte costitutiva dell’essere umano.

   Il pluralismo culturale e religioso è il dato strutturale dell’era globale, un’epoca dominata da grande fluidità, incertezza, instabilità: insomma la società liquida di cui parlava Bauman si è pienamente realizzata ed anzi sembra aver assunto caratteristiche ancora più evanescenti fino ad assumere le sembianze di uno stato gassoso.

    E in questo contesto fluido, dove l’incertezza sembra imperante, le religioni esercitano una funzione fondamentale.

   In accordo con il senso di questi incontri annuali, del cerchio dopo l’altro, ci siamo chiesti quali fossero le risposte che le  grandi religioni offrono al problema del cambiamento femminile che, anch’esso appare in questo momento avvolto dalla nube gassosa di Bauman: i femminicidi, gli stereotipi linguistici e culturali, la reificazione del corpo femminile (pensiamo all’ignorante linguaggio pubblicitario)  sembrano aver steso una coltre di dimenticanza su quanto le donne hanno compiuto per la loro affermazione.

   Per discutere su questi argomenti il 28 marzo nell’aula magna del nostro Liceo sono convenuti l’Imam di Catania, Ismail Bouchnafa, l’induista Soonita Randhay, il buddista Piero Ristagno e Nunziatina Spatafora, attivista dell’UDI.

   Il dialogo con gli studenti è stato certamente proficuo ed ha aperto orizzonti e, forse, risposto a domande ed eluso incertezze.  Il cerchio, comunque, rimane aperto, nella piena consapevolezza che il processo di crescita delle nuove generazioni deve essere improntato alla costruzione di uno spirito critico aperto alla mobilità del pensiero, più che alla costruzione di sistemi compatti e inattaccabili.