Non ci sono scorciatoie”: un monito, forse necessario, nei giorni che stiamo vivendo, quello che Maria Guia Federico,  Prefetto di Catania, ha lasciato alle ragazze  e ai ragazzi del “Lombardo Radice” che mercoledì 19 Marzo l’hanno accolta in aula magna per l’annuale incontro di “Un cerchio dopo l’altro”, momento di riflessione e  testimonianze sul cambiamento femminile.

 Eccezionali, davvero senza retorica, le ospiti: dal Prefetto, al Magistrato Marisa Scavo alla professoressa Graziella Priulla.

   Dai primi movimenti degli anni ’60 accompagnati dalla radiosa luminosità della contestazione e alimentati dall’entusiastico raggiungimento di tappe mai sognate prima, la società è andata incontro ad un lento processo di svuotamento di “senso”: da una parte l’imperversare dei mass media dallo straordinario potere seduttivo che annulla spesso la volontà decisionale dei nostri figli più fragili, dall’altra una scuola che non sempre ha risposte parimenti seduttive  tali da essere concorrenziali rispetto a più facili modelli, rendono necessari momenti come quello che il Liceo “Lombardo Radice”, con la guida illuminata di Pietrina Paladino, organizza.

   Il Prefetto, Maria Guia Federico, ha sottolineato di essere figlia di una media borghesia: niente strade privilegiate, dunque,  nessun sentore di nepotismo, solo la sua determinazione, la voglia di raggiungere obiettivi alti confrontandosi con un mondo decisamente al “maschile”. L’accesso  da parte delle donne alla carriera prefettizia, così come a quella della magistratura, è storia assai recente. Solo negli anni ’60 – in contrasto con la Costituzione, come sottolinea Marisa Scavo – è stato concesso “all’altra parte del cielo” di accedere ai concorsi pubblici, superando l’ostacolo della loro periodica instabilità umorale che le renderebbero poco idonee all’espletamento di funzioni di sì alta responsabilità, come quelle esercitate da un Prefetto, e tanto meno le renderebbero atte a formulare sentenze con animo equo e raziocinante.

La leggerezza “calviniana” di Graziella Priulla ha toccato, poi, le corde più intime della riflessione: dalla lingua che usiamo, dalla scelta, che è libera,  di guardare un programma piuttosto che un altro, da ciò che impariamo, dipende lo sviluppo della consapevolezza di identità paritarie. Non si nega la differenza biologica, anzi, essa può e deve diventare opportunità per le donne: ma mutare punto di vista, forzare la porta alle consuetudini è necessario per tentare di cambiare un mondo che, tra violenze e sopraffazioni, diciamolo, non è proprio il migliore dei mondi possibili.

  Conoscere la Costituzione, fidarsi della propria intelligenza, coltivare l’autostima per sfondare stereotipi, frutto di una cappa di credenze cronicizzate, far germogliare dallo studio scolastico un pensiero critico: queste le vie della libertà.