Il maggio dei libri-Iniziativa promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali (MiBACT) e dal ministero dell'istruzione e della ricerca (MIUR)

 

 

 

Si comunica che, giorno 28-04-2016, dalle ore 11.15 alle ore 13.00, gli alunni delle classi del liceo "G. Lombardo Radice" di Catania hanno partecipato alla manifestazione: "Il maggio dei libri", il cui obiettivo è quello di coinvolgere gli studenti in prima persona, avvicinandoli ai libri attraverso riflessioni che ne sottolineino il valore sociale della lettura. I lavori sono stati introdotti dal dirigente scolastico Professoressa Pietrina Paladino e moderati dalla professoressa M. Labruna referente del progetto.

 

 

Di seguito l'ordine degli interventi:

 

Ore 11.20 Saluti del Dirigente

Ore 11.30 Prof.ssa M. Labruna" Filosofia del linguaggio: a scuola con U. Eco."

Ore 11.45 Prof.  A. Bertino "La finzione letteraria: la parola e la verità"

Ore 12.15 Prof. M. Vittorio ricercatore di Filosofia Morale DISUM UNICT "Il linguaggio e la costruzione della realtà"

Ore 12.45 dibattito.

 

Il docente referente

prof.ssa Marcella Labruna

____________________________________________________________________________________________________

In occasione del Maggio dei libri, iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, il  Liceo “G. Lombardo Radice “ di Catania, a cura della prof.ssa Marcella Labruna, ha organizzato il 28 aprile 2016 un convegno che ha puntato l’attenzione sui rapporti intercorrenti tra linguaggio (e dunque letteratura) e realtà (e dunque verità) con le relative implicazioni e aporie. Ha aperto i lavori il D.S. del liceo ospitante, prof.ssa Pietrina Paladino, che nell’esprimere il suo plauso per la meritoria iniziativa, volta a non disperdere il valore essenziale del libro nel percorso di costruzione di un solido bagaglio culturale, ha salutato gli intervenuti: la prof.ssa Labruna, referente del progetto, curatrice del Convegno, nonché, relatrice e moderatrice, il prof. Alberto Bertino, docente del Liceo, capace di spaziare dall’analisi filologica del testo alla comunicazione digitale, il gradito ospite, prof. Massimo Vittorio, ricercatore di Filosofia Morale del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, e, naturalmente, gli studenti presenti. Le relazioni si sono dipanate lungo un percorso inaspettatamente, per i relatori stessi, unitario: ciascuno di loro partendo, rispettivamente, da  Eco,  Busacca,  Calvino e attraversando testi e parole di Pessoa, Wittgstein, Adso da Melk, Pirandello, Kundera, Piovani, ha riportato il discorso a Gugliemo di Baskerville e all’insostituibile rapporto tra maestro e discepolo, a Serafino Busacca, compianto collega, autore di un romanzo fondato sulla relazione comunicativa, a Martha Nussbaum con la sua Intelligenza delle emozioni. Se è vero che nomina nuda tenemus, è anche vero che la costruzione di un universo parallelo, di un cielo di carta più o meno strappato, di un sistema letterario in cui i libri si parlano tra di loro, tra post moderno e contemporaneità fiction (e no fiction), consente all’ “Io sperimentale” di intraprendere la propria “ricerca di un senso” lasciando all’uomo reale il disvelamento “filosofico” di una verità.  In coerenza con il discorso che ha preso le mosse dal Nome della rosa, dalla semiotica si è passati alla semiologia, al linguaggio pubblicitario, all’etica della comunicazione. Dunque, ha trovato posto anche la visione di un video (montato da studenti sotto la direzione del prof.  Alberto Bertino) che esprime l’emozione della relazione non spezzata dalla morte.

Sono seguiti gli interventi degli studenti che hanno espresso le loro curiosità  e rivolto le loro domande ai relatori. L’unica certezza rimasta è che tra tutti libri che rimangono da scrivere, quello che attendiamo con più ansia è “un libro in cui l’assassino è il lettore” (Eco).                                                 

Alberto Bertino

 

In bicicletta, per strada alla ricerca di un senso (Rino Busacca)

La vita è costituita da incontri. Praticamente nessuno vive isolato dal contesto del linguaggio e dalle relazioni che questo comporta. Il più delle volte si tratta di incontri casuali e, se è vero che i parenti non si scelgono, è ancora più vero che gli incontri significativi lo risultano al passato, senza che nel momento uno se ne accorga consapevolmente. In questa avventura fatta di incontri lasciamo piccole tracce, piccoli segni di noi che, via via, assumono significati più profondi e complessivi. L’esistenza non ha un significato a portata di mano! La viviamo facendo e dicendo di questo fare e, sempre attraverso il linguaggio, la pensiamo perché ci rendiamo conto che siamo mortali, che cioè mentre viviamo stiamo contemporaneamente morendo: abbiamo consapevolezza che la nostra identità si consuma e tende a svanire. Proprio come le cose del nostro passato di cui perdiamo lentamente la nitidezza fino a dissiparne la stessa memoria. La vita scompare al passato ed al futuro. Come ha affermato il personaggio di un drammaturgo inglese: nasciamo per vivere e viviamo per morire! L’esistenza non resta che nel brevissimo ed evanescente presente ché è costituito da una briciola del passato e da un attimo di futuro che si incontrano per un attimo che subito svanisce. A pensarci bene sembra che l’esistenza non ci sia mai o che vada in fuga da qualche altra parte.

https://m.facebook.com/photo.php?fbid=852732438171516&id=186882604756506&set=a.197306130380820.38751.186882604756506&source=54