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“Tutto nasce dai rapporti umani”, dice Felice Tagliaferri. Tutto nasce dall’intelligenza che è quella capacità di guardare (anche per chi vista non ne ha più) oltre l’immediatamente percepibile, diciamo noi. Stiamo parlando di Felice Tagliaferri, scultore non vedente di fama internazionale che nei giorni 15, 16 e 17 dicembre ha vissuto gli spazi del Nostro Liceo e si è fatto vivere dai nostri ragazzi. Dopo aver portato a termine il progetto “L’essenziale non è visibile agli occhi” sapientemente ideato e generosamente voluto dalle prof.sse Fodale e Vasquez per la classe VLB, il Maestro venerdì scorso ha incontrato tutta la comunità scolastica.

Come spesso accade in queste circostanze, gli inviti sono stati allargati anche alle istituzioni cittadine, dal Sindaco agli assessori. Talvolta le istituzioni sono presenti, talvolta anche per il carico di impegni, glissano. Non stavolta. Dal Sindaco Salvo Pogliese, all’Assessore Barbara Mirabella, al Presidente della Commissione Cultura Giovanni Grasso, alla Presidente dell’UCI Rita Puglisi, tutte le rappresentanze politiche e culturali della città si sono presentate a rendere il giusto tributo al Maestro Tagliaferri. Ad aprire l’incontro, la Dirigente Prof.ssa Concetta Mosca che, accolti i presenti, ha introdotto il commosso lavoro realizzato proprio dalla VLB: un susseguirsi di immagini e parole che emanavano commozione, affetto e gratitudine verso quanti hanno permesso loro di vivere un’esperienza difficilmente archiviabile. Tra quanti hanno preso parte alla manifestazione, annoveriamo il nostro ex studente Danilo Ferrari che ha realizzato il cortometraggio “Andrei bene per il cinema muto” con il Maestro Felice Tagliaferri per la regia di Monica Felloni. Molti gli interventi, tra cui quello di Stefano Pirrè, studente del nostro Liceo, che ha avuto modo di sperimentare accanto a Felice Tagliaferri l’altra faccia possibile della cecità.
Un grande segno, quello lasciato dal Maestro, e non ci riferiamo solo a quello materiale, ovvero la scultura di cui oggi l’atrio della nostra scuola si fregia. Ci riferiamo allo stupore dinanzi a ciò che riteniamo impossibile, alla “leggerezza” del vivere la disabilità come strada che apre infinite opportunità.
Un evento, preme riportare. Durante la realizzazione del progetto, il blocco di pietra è caduto scatenando il panico tra i ragazzi: il Maestro ha chiesto quanti di loro quante volte fossero caduti e quante si fossero rialzati. La vita è così: una ruota con un’anima che senza catene ha il diritto di non essere perfetta.